Congo Attualità n. 193

INDICE:

EDITORIALE: Si vede o non si vuol vedere?

1. LA BATTAGLIA PER LA COLLINA DELLE “TRE ANTENNE” PRESSO KIBATI

2. LA CRISI UMANITARIA NELLE ZONE OCCUPATE DALL’M23

3. LA VISITA DI MARY ROBINSON NELLA RDCONGO

4. IL VERTICE DELLA CIRGL A KAMPALA

 

EDITORIALE: Si vede o non si vuol vedere?

 

1. LA BATTAGLIA PER LA COLLINA DELLE “TRE ANTENNE” PRESSO KIBATI

Il 29 agosto, il Movimento del 23 marzo (M23) ha chiesto al governo congolese di riprendere i colloqui di pace a Kampala, affermando che la pace può essere raggiunta solo attraverso il dialogo e non la guerra. A Kampala, René Abandi, capo della delegazione dell’M23 ai negoziati, ha dichiarato alla stampa che i negoziati avrebbero dovuto riprendere il 27 agosto, ma il governo è tornato a Kinshasa per consultazioni. «Per noi, Kampala è l’unica strada possibile. Il dialogo e la negoziazione sono l’unica strada verso una pace duratura», ha dichiarato, aggiungendo che l’M23 è pronto ad instaurare un cessate il fuoco, a condizione che il governo sia pronto a fare la stessa cosa. «Se il governo è d’accordo, noi siamo pronti per un cessate il fuoco bilaterale», ha affermato, precisando che l’M23 aveva già avanzato la sua proposta di accordo al facilitatore dei negoziati, Crispus Kiyonga, ministro ugandese della difesa.[1]

Il 30 agosto, l’M23 ha annunciato di ritirarsi dalla linea del fronte. È ciò che afferma il suo capo politico, Bertrand Bisimwa, ai microfoni di Radio France Internationale (RFI).

Bertrand Bisimwa: Abbiamo appena deciso di dare l’ordine alle nostre truppe di ritirarsi dalla linea del fronte di Kanyaruchinya, per consentire la cessazione delle ostilità e per garantire che ci sia un’inchiesta per determinare le responsabilità circa i tiri di obici effettuati contro il Ruanda e la città di Goma. Chiediamo un’indagine indipendente, ma la Monusco, come parte interessata nel conflitto, non può condurre tali accertamenti. Noi chiediamo anche al governo congolese di tornare al tavolo dei negoziati il più presto possibile, in modo da permettere una soluzione negoziata alla crisi.
RFI: Questo significa che ritirerete le vostre truppe. Fin dove esattamente?

Bertrand Bisimwa: Le ritiriamo solo dalla linea del fronte di Kanyaruchinya, ma continuiamo a mantenere tutte le posizioni che occupavamo un po’ più a nord di queste posizioni di Kanyaruchinya. È la dichiarazione dei Capi di Stato della Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (CIRGL), firmata il 24 novembre 2012, che ci aveva richiesto di situarci a 20 chilometri dalla città di Goma …[2]

Il 30 agosto, le Forze Armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC) hanno annunciato di avere, in mattinata, cacciato i combattenti dell’M23 dalla collina denominata delle “tre antenne”, roccaforte strategica dei ribelli a Kibati. È a partire da questa posizione, a circa 20 chilometri a nord di Goma che l’M23 aveva lanciato una serie di obici sulla popolazione civile di Goma, capoluogo del Nord Kivu. La collina delle “tre antenne” è caduta nelle mani delle FARDC dopo aspri combattimenti contro le truppe dell’M23 che si sono poi ritirate dopo diverse ore di resistenza. Le FARDC hanno recuperato anche le colline di Mujoga e di Kilimanyoka. Il colonnello Olivier Hamuli, portavoce dell’esercito congolese nel nord Kivu, ha affermato che le FARDC, appoggiate dall’artiglieria della brigata d’intervento della Monusco hanno sconfitto i ribelli che hanno preso la direzione di Rumangabo. Altri si sarebbero ritirati a Tchanzu, sulle colline che dominano Bunagana, cittadina di frontiera con l’Uganda. «Non si sono ritirati, sono stati sconfitti», ha, da parte sua, ribadito il tenente colonnello Olivier Hamuli, aggiungendo: «Dobbiamo anche dire che l’appoggio delle truppe della brigata d’intervento delle Nazioni Unite è stato determinante per riconquistare questa collina di Kibati». Le truppe congolesi stanno già avanzando verso Kibumba, dove sono trincerati i ribelli e i loro alleati. Sulla strada per Goma, gli abitanti di Munigi, accumulandosi lungo il percorso, hanno dimostrato la loro gioia, cantando canzoni di incoraggiamento e di sostegno alle FARDC.[3]

L’M23 si è ritirato dalle colline di Kibati. Per Kinshasa, le truppe ribelli sono allo “sbaraglio”. L’M23, invece, parla di un ritiro, “atto di buona fede” per consentire l’apertura di indagini sui bombardamenti di Goma (RDCongo) e di Rubavu (Ruanda). Ma secondo una fonte presso la Missione delle Nazioni Unite nel Nord Kivu, «l’M23 non può dire che si è ritirato da Kanyaruchinya [località situata a sud della linea del fronte], perché non vi è più già da qualche mese. Inoltre, situata a meno di cinque chilometri dalla linea del fronte, Kanyaruchinya era già “sotto il controllo dell’esercito regolare».[4]

Il 30 agosto, gli abitanti delle zone di Kibumba e di Buhumba sono fuggiti dai loro villaggi, temendo degli scontri tra l’M23 e l’esercito nazionale che, appoggiato dalla brigata d’intervento della MONUSCO, sta avanzando verso entrambe le posizioni. La Società Civile del territorio di Nyiragongo ha confermato che queste popolazioni sono fuggite verso le località di Gasizi e Kabuhanga, lungo la frontiera con il Ruanda, dove si sono ritirati anche alcuni dei combattenti dell’M23. L’amministratore del territorio di Nyiragongo, Dominique Bofondo, teme che la popolazione sia usata come scudo umano dai ribelli.[5]

Il 30 agosto, la Società Civile del Nord Kivu ha emesso un comunicato in seguito alla partecipazione della brigata dell’ONU nelle recenti operazioni militari contro l’M23 e alle nuove minacce del Ruanda contro la RDCongo.

La Società Civile del Nord Kivu ha preso atto con grande soddisfazione dell’inizio, da parte della Brigata d’Intervento dell’ONU (FIB), di un’azione offensiva contro l’M23. Questo impegno che risponde alle aspettative e alle esigenze di tutta la popolazione è accolto con favore dalle Forze Vive della nostra provincia, esasperate dall’attivismo delle forze negative che minacciano la pace e la sicurezza in questa regione.

Inoltre, la società civile apprezza il coraggio e la determinazione dei militari delle FARDC e della FIB che hanno inflitto un’incontestabile sconfitta alla coalizione M23-RDF, costretta ad abbandonare, questa mattina, la collina delle “3 antenne” (a Kibati), con la speranza di liberare completamente i territori di Nyiragongo e di Rutshuru, dove la popolazione è soggetta al terrorismo dell’M23.

In questa occasione, il Coordinamento Provinciale della società civile del Nord Kivu rende omaggio ai caschi blu tanzaniani e sudafricani e ai militari delle FARDC caduti o feriti sulla linea del fronte.

La società civile invita tutti i Congolesi a contribuire per organizzare, secondo la tradizione africana, il lutto in memoria dei soldati della brigata d’intervento dell’ONU e delle FARDC e dei civili vittime delle bombe lanciate dall’M23 e dall’esercito ruandese. E questo come atto di solidarietà con i militari e i civili che hanno dato la loro vita per la Nazione Congolese.
La società civile del Nord Kivu condanna le nuove minacce del Ruanda contro la RDCongo in generale e contro la città di Goma, in particolare. Queste minacce espresse attraverso il lancio di obici su obiettivi civili nella città di Goma, le dichiarazioni di guerra contro il nostro paese, il palese appoggio militare all’M23, l’installazione di carri armati di altre armi pesanti presso la Grande Barriera e in altre zone di confine con la RDCongo, … sono altamente provocatorie.

Il coordinamento della Società Civile appoggia gli sforzi diplomatici del governo congolese e della Monusco nel denunciare le nuove minacce ruandesi, il che ha permesso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, agli Stati Uniti e all’Unione Europea di condannare fermamente e inequivocabilmente la barbarie dell’M23 e del suo alleato, il Ruanda.

Infine, la società civile ritiene che sia ora che la comunità internazionale passi da semplici condanne a reali sanzioni contro gli aggressori e i responsabili di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità commessi in questi giorni nel Nord Kivu.[6]

Il 31 agosto, dopo la riconquista, da parte delle FARDC, della strategica collina comunemente chiamata delle “Tre Antenne”, si osserva una calma relativa sulla linea del fronte tra l’M23 e le FARDC, a nord di Kibati.[7]

Il 1° settembre, in mattinata, si sono sentiti degli spari nella zona dei combattimenti tra le FARDC e l’M23, a nord di Kibati, a circa 20 km da Goma. Entrambe le parti si accusano l’un l’altra, come sempre, di averne preso l’iniziativa. Fonti locali affermano che le FARDC stanno ancora consolidando le loro posizioni in una zona che va dalle “tre antenne”  fino a soli due km. da Kibumba, situata a 30 chilometri a nord di Goma. L’M23 avrebbe concentrato le sue truppe a Mboga, all’ingresso sud di Kibumba e a Kabuye all’ingresso di Buhumba, verso la frontiera con il Ruanda.[8]

L’esercito ruandese ha rinforzato la sua presenza presso la frontiera tra Ruanda e RDCongo. Gli abitanti della città ruandese di Gisenyi hanno potuto constatare dei movimenti militari “inusuali”, ma discreti, alla periferia della città. Blindati, militari e mezzi militari sono stati visti convergere verso posizioni nei pressi della frontiera con la RDCongo. Sarebbero pronti ad entrare in guerra contro la RDCongo, accusata di aver lanciato degli obici su alcune zone di Gisenyi.
«Ho visto cinque carri armati e grandi camion carchi di armi da artiglieria. Vivo proprio vicino alla strada. Non li avevo mai visti prima. Essi sono diretti verso la frontiera», ha dichiarato un’abitante del villaggio Ruzini, a circa 15 km a nord di Gisenyi. Secondo quest’abitante,ci sono dei carri armati anche sul Monte Rubavu, una collina strategica che domina Gisenyi. Un giornalista ha dichiarato di aver visto, domenica 1 settembre, un carro armato parcheggiato su tale collina, con il cannone rivolto verso il territorio congolese. Interrogata sulla crescente presenza dell’esercito ruandese nei pressi della frontiera, la Ministro ruandese degli Affari Esteri, Louise Mushikiwabo, non ha voluto commentare, ma non ha negato il fatto che il suo paese è in stato d’allerta. «Il Ruanda è pronto a difendere la sua popolazione e il suo territorio, anche se continua ad impegnarsi nel processo politico e diplomatico, in collaborazione con la regione», ha tuttavia spiegato la Ministro.[9]

Il 2 settembre, in tarda mattinata, sette combattenti dell’M23 sono stati presentati dalle FARDC ai mezzi di comunicazione locali e internazionali a Goma. Secondo il portavoce delle FARDC, il colonnello Olivier Hamuli, tre di questi combattenti, tra cui un ufficiale, sono stati catturati durante i recenti scontri tra le FARDC e l’M23 a Kibati. Gli altri quattro si sono arresi ai militari congolesi nelle zone di Mushaki e di Goma. Tra i catturati vi sono un Congolese e due Ruandesi. Inoltre, l’ufficiale congolese ha spiegato che, contrariamente a quanto afferma l’M23, il gruppo ribelle non ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale. Secondo lui, i ribelli sono stati sconfitti e ha affermato che  «non si può dichiarare un cessate il fuoco e, nello stesso tempo, abbandonare armi, munizioni e scorte di cibo. Alcuni di loro sono stati addirittura catturati. Questa è la prova che sono stati sconfitti e che non hanno dichiarato un cessate il fuoco unilaterale». L’M23 si sarebbe ritirato a Kibumba, a 27 km a nord di Goma.[10]

Il 2 settembre, a Munigi (a 7 km da Goma), l’ispettore provinciale della polizia ha annunciato il ridispiegamento della polizia nazionale a Nyirangongo, a circa 10 chilometri a nord di Goma, dopo la riconquista, da parte delle FARDC, di questo territorio prima occupato dai ribelli dell’M23.[11]

Il 4 settembre, mentre nei combattimenti tra l’esercito congolese e la ribellione è in corso una pausa, la Monusco ha annunciato la possibilità di nuove “azioni” contro l’M23. «Per il momento, si tratta di consolidare le posizioni che sono state recuperate dalle FARDC (l’esercito governativo), in attesa di ulteriori azioni future», ha dichiarato alla stampa il tenente colonnello Felix Basse, portavoce militare della Monusco, alleato dell’esercito sul fronte. «L’M23, che di fatto controlla il territorio di Rutshuru (a nord di Goma), ha imposto alla popolazione locale il coprifuoco, il che è del tutto inaccettabile», ha affermato l’ufficiale senegalese, aggiungendo che «la situazione è continuamente monitorata dalle truppe delle Nazioni Unite sul posto, in attesa di ulteriori azioni future».[12]

2. LA CRISI UMANITARIA NELLE ZONE OCCUPATE DALL’M23

Gli abitanti della zona occupata dall’M23 nel territorio di Rutshuru si lamentano del coprifuoco imposto dal movimento ribelle dal 28 agosto scorso, perché non possono muoversi dopo le 19h00. Secondo fonti locali, fino allo scorso fine settimana, almeno 15 persone sono state arrestate a Kiwanja per aver violato il coprifuoco e hanno dovuto pagare una multa di 25 $  per essere rilasciati. Inoltre, gli abitanti di Kiwanja si dicono preoccupati per la continua insicurezza. Il 2 settembre, verso le 19h00, una donna è stato ucciso nella sua casa situata nel quartiere di Buzito. Oltre al coprifuoco, dalla ripresa dei recenti combattimenti tra le FARDC e l’M23, il movimento dei ribelli ha limitato anche la circolazione delle persone nelle zone sotto suo controllo, tra Kiwanja e Kibumba e non è consentito alcun spostamento di passeggeri verso Rwindi, a nord, verso Tongo, ad o verso Goma, a sud, il che ha paralizzato il traffico tra Goma e Rutshuru via Lubero. Questa limitazione di movimento e il coprifuoco hanno causato un malcontento tra la popolazione. I commercianti si lamentano di non poter più procurarsi le merci di origine e gli insegnanti si rammaricano di non potersi recare a Goma per ritirare i loro stipendi.[13]

Secondo un comunicato di Human Rights Watch (HRW), la vita nelle zone controllate dai ribelli dell’M23 è marcata dalla sofferenza dalla paura quotidiana. Le famiglie temono che i loro figli siano sequestrati e inviati al fronte, le loro mogli, sorelle e madri siano violentate mentre si recano nei campi e i loro fratelli e mariti siano uccisi se sospettati di sostenere “la parte sbagliata”.
Nel corso delle ultime due settimane, i combattenti dell’M23 hanno giustiziato due capi locali, accoltellato e ucciso un ragazzo e assassinato almeno altri tre uomini. I loro bombardamenti su Goma e dintorni ha causato la morte di almeno sette civili e il ferimento di oltre 40. Una ragazza di 16 anni è stato uccisa mentre stava facendo il bagno, quando un colpo di mortaio è atterrato vicino a casa sua. Un ragazzo di 14 anni è stato ucciso nel sonno, quando un colpo di mortaio ha colpito la sua casa. Un altro colpo di mortaio è atterrato su una scuola, uccidendo un bambino che giocava.
Dal mese di aprile 2012, i ribelli hanno commesso numerosissimi crimini di guerra, tra cui uccisioni, stupri e reclutamento forzato di bambini soldato. Nonostante ciò, il Ruanda ha continuato a fornire loro armi, munizioni e nuove reclute. Li ha rinforzati con truppe del suo esercito regolare.

Il 21 agosto, sono ripresi i combattimenti tra l’M23 e l’esercito congolese. Questa volta, la Monusco, e soprattutto la sua nuova brigata d’intervento, ha appoggiato l’esercito congolese mediante i suoi elicotteri, la sua artiglieria e de sue truppe di terra. L’M23 è stato sconfitto il 30 agosto e ha dovuto cedere all’esercito congolese alcune strategiche posizioni a nord di Goma.
Alti funzionari delle Nazioni Unite hanno affermato che solo un esercito regolare poteva resistere ad un attacco così pesante durato vari giorni. È ovvio che l’M23 riceveva rinforzi quotidiani. Gli abitanti che vivono nei pressi della frontiera tra la RDCongo e il Ruanda hanno detto di aver visto un vasto movimento di truppe e di armi tra i due paesi. Alcuni hanno detto che erano stati costretti a trasportare munizioni dal Ruanda fino alle posizioni militari dell’M23 in RDCongo.

Ultimamente, si sta profilando all’orizzonte una nuova opportunità per porre fine a questa violenza generalizzata. Le forze dell’Onu hanno dimostrato di voler prendere misure adeguate per proteggere i civili. Gli Stati Uniti hanno pubblicamente chiesto al Ruanda di non appoggiare più l’M23. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha telefonato al presidente ruandese Paul Kagame per dirgli di abbassare la tensione e il Consiglio di Sicurezza ha affermato di essere in possesso di “rapporti credibili e coerenti” sull’entrata di truppe ruandesi nella RDCongo negli ultimi giorni. Una delegazione speciale di rappresentanti delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e dell’Unione Africana è attualmente presente nella regione dei Grandi Laghi e parteciperà ad un vertice dei Capi di Stato della Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi, cui fanno parte anche il Ruanda e la RDCongo.

È l’occasione per utilizzare tutta la forza diplomatica possibile per porre fine alle atrocità contro i civili da parte dell’M23 e per esigere dal Ruanda che cessi di sostenere i ribelli e che eserciti la sua capacità d’influenza sull’M23, affinché questo gruppo armato possa accettare un tipo di accordo che non premi i criminali di guerra. In caso contrario, Kigali dovrebbe essere oggetto di nuove azioni internazionali, tra cui delle precise sanzioni e la cessazione degli aiuti militari.[14]

3. LA VISITA DI MARY ROBINSON NELLA RDCONGO

Il 1° settembre, mentre la comunità internazionale auspica una ripresa dei negoziati a Kampala tra il governo congolese e l’M23, il coordinatore dei negoziati di parte governativa, Francois Mwamba, ha dichiarato che i negoziati erano terminati, dato che ciascuna parte aveva presentato un documento. Auspicava che la mediazione ugandese facesse ormai una sintesi. L’M23 non è dello stesso avviso: secondo il capo dei negoziati dell’M23 a Kampala, Kambasso Nguévé, solo uno dei quattro punti all’ordine del giorno è stato discusso, la revisione degli accordi del 23 marzo 2009; ne restano dunque altri tre: i problemi di sicurezza, le questioni sociali, politiche ed economiche e il piano d’attuazione dell’accordo finale. Egli ritiene, pertanto, che la delegazione governativa dimostri cattiva volontà, affermando che le discussioni sono completate. [15]

Il 1° settembre, l’inviata speciale del Segretario Generale dell’ONU per la regione dei Grandi Laghi, Mary Robinson, è arrivata a Kinshasa nel quadro di un tour regionale che la porterà nell’est della RDCongo, come pure in Uganda e in Ruanda. “Vorrei innanzitutto esprimere le mie sincere condoglianze alle famiglie delle ultime vittime di questo conflitto, ed esorto tutti le parti interessate a cessare immediatamente i combattimenti nell’est della RDCongo e a lavorare per ripristinare la fiducia negli sforzi di pace“, ha detto al suo arrivo. Aggiungendo che “la RDCongo e la regione hanno bisogno di pace, di stabilità e di sviluppo economico. Ciò può essere ottenuto solo affrontando le cause profonde del conflitto attraverso un processo politico globale“.[16]

Il 2 settembre, Mary Robinson è andata a Goma, accompagnata dal capo della MONUSCO, Martin Kobler, dal comandante delle forze della Monusco, Carlos Santos Cruz, dal rappresentante speciale dell’Unione africana, Boubacar Diarra, dall’inviato speciale degli Stati Uniti per la regione dei Grandi Laghi, Russ Feingolg e dal coordinatore principale dell’Unione europea per la regione dei Grandi Laghi, Koen Vervaeke. Queste personalità si recheranno successivamente a Kinshasa, in Uganda e in Ruanda. I diplomatici che accompagnano Mary Robinson parteciperanno al 7 ° vertice straordinario dei capi di Stato e di governo della Conferenza internazionale sulla regione dei Grandi Laghi (CIRGL), il 5 settembre, a Kampala.[17]

Nel suo discorso di benvenuto, il governatore del Nord-Kivu, Julien Paluku, a trasmesso a Mary Robinson le aspettative della gente, come espresse dalle diverse componenti che egli ha incontrato. Secondo quanto ha detto, la popolazione del Nord-Kivu si aspetta :

1. Il proseguimento delle offensive militari in vista dell’immediata liberazione dei territori occupati dall’M23 per:

– porre fine alle sofferenze sopportate nei campi di sfollati e di rifugiati;

– una tranquilla ripresa dell’anno scolastico, qui è rinviata a lunedì, 9 settembre, per Goma e Nyiragongo;

– porre fine ad atti di violazione e sevizie che l’M23 commette da mattino a sera (omicidi, assassinii mirati : il caso del capo del quartiere di Buturande a Kiwanja, reclutamento di bambini soldato…); questo dovrebbe essere rapidamente fatto dagli elementi FARDC appoggiati dalla Brigata d’intervento della Monusco.

2. Quanto ai negoziati di Kampala, la popolazione del Nord Kivu ritiene che i colloqui di Kampala siano inopportuni, dato che è l’M23 stesso che ha rotto lo slancio di pace, scegliendo l’ opzione militare il 14 luglio scorso. L’M23 ha dimostrato di essere un’organizzazione terroristica con gli ultimi avvenimenti confermati dal Segretario generale delle Nazioni Unite, cioè il lancio di bombe a Goma (RDCongo) e a Gisenyi (Ruanda), uccidendo e ferendo delle popolazioni civili.

A questo proposito, in assenza di un’offensiva militare, la popolazione del Nord-Kivu attende la pura e semplice dissoluzione di questo movimento terrorista (M23)

La popolazione auspica anche il dispiegamento sul terreno degli investigatori della Corte Penale Internazionale, perché sono molti quelli che pensano che “lanciare bombe su grandi concentrazioni di popolazione come GOMA e GISENYI su civili costituisce un crimine di guerra.” La CPI è molto attesa nel Nord-Kivu per indagare anche sugli altri crimini di guerra, crimini contro l’umanità e le violazioni dei diritti umani più volte denunciati dagli esperti delle Nazioni Unite e da Human Rights Watch. La presenza della CPI permetterebbe di identificare gli attori interni ed esterni in vista del loro arresto e quindi mettere un limite ai crimini nella Regione dei Grandi Laghi.

3. Circa le prove del coinvolgimento del Ruanda, la popolazione del Nord-Kivu credo che sia semplice e che ciò non dovrebbe causare polemiche:

– In primo luogo, la resistenza opposta dall’M23 a KIBATI, come pure l’artiglieria (munizioni, armi pesanti ) e i mezzi umani, il cui numero crescente sul campo di battaglia è stato notato da più di una resistenza.

– Inoltre le indicazioni trovate sul corpo di alcuni caduti sul campo di battaglia a Kibati stesso (uniformi militari ruandesi, insegne dell’esercito ruandese trovate sui corpi… )

– Infine, i feriti di guerra e i lutti organizzati in Ruanda sono anche delle piste da esplorare nel quadro delle indagini da mettere in atto a questo riguardo. Se ci sono vittime di guerra negli ospedali ruandesi, la gente si domanda se c’è una sola località in Ruanda in cui si notino combattimenti militari per giustificare i numerosi casi di ospedalizzazione di militari a Gisenyi, Ruhengeri, Kigali e altrove.

Per questo, la popolazione domanda che il meccanismo congiunto di verifica e gli esperti della Signora Robinson, inviata speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite, siano messi all’opera per trarre tutte le conclusioni che porranno fine a tutte le speculazioni.

Lo stesso meccanismo e gli stessi esperti dovranno essere inviati a KIBUMBA, e precisamente a KABUHANGA dove si nota in questo momento l’attraversamento delle truppe ruandesi. Fonti credibili delle popolazioni che vivono in questa parte hanno fornito queste informazioni da domenica 1 settembre, 2013.

4. Per quanto riguarda i rapporti tra la RDCongo e il Ruanda: essi sembrano tesi negli ultimi tempi, soprattutto quando tutti sono stati testimoni del movimento di veicoli blindati e carri armati dell’esercito ruandese che partivano da Kigali per Gisenyi nella notte tra giovedì 29 e venerdì 30 agosto 2013. Al momento, questi mezzi di guerra come pure le truppe ruandesi sono fortemente ammassati lungo il confine ruandese della Grande barriera verso Kibumba, precisamente a Kabuhanga in territorio ruandese e su una parte del territorio congolese…

A questo proposito, la popolazione si interroga oggi sul silenzio della Comunità internazionale di fronte all’assembramento delle forze dell’esercito ruandese e dei carri armati al confine, mentre non c’è una guerra dichiarata fra i due paesi.

5. Per quanto riguarda l’Accordo-quadro e la risoluzione 2098, la popolazione ha accolto con favore il dispiegamento del contingente della Brigata d’intervento, ma si interroga sul ritardo nel dispiegamento del contingente del Malawi. Ad oggi, la soddisfazione della popolazione è grande quando ha visto finalmente il lucchetto di Kibati, fortezza dell’M23, saltato grazie alla combinazione delle forze della Monusco e delle FARDC.

Il desiderio più ardente è che lo smantellamento dell’M23 si faccia il più presto possibile per consentire alla Brigata di passare alle fasi successive e cioè: la neutralizzazione delle FDLR, degli ADF-Nalu e di tutti i gruppi Mai-mai.

Ecco perché la popolazione vorrebbe avere un’idea di ciò che viene chiamato “soluzione politica”.

A nostro parere, essendo stato l’Accordo-quadro firmato da 11 Stati della Regione dei Grandi Laghi, il dialogo politico significa che i Capi degli Stati della Regione devono continuare a rafforzare le relazioni tra loro, in modo che ciò che accade nell’est della RDCongo non incendi l’intera Regione.

Se non è questa la soluzione politica, la gente vorrebbe sapere se con opzione politica si vuole parlare dei negoziati con l’M23, le FDLR e gli ADF-NALU rispettivamente da parte dei governi congolese, ruandese e ugandese.

Altrimenti, che cosa aspetta allora la Brigata intervento per neutralizzare queste forze qualificate come negative dalle Nazioni Unite, l’Unione africana, la SADC e la CIRGL?…

La popolazione si domanda anche se il rifiutare l’esecuzione di mandati emessi dalla RDCongo non costituisca una violazione dell’accordo quadro da parte del Ruanda, che vuole mantenere sul suo territorio i Sigg. Jean Marie RUNIGA, Badouin NGARUYE e più di 700 soldati riversatisi in Ruanda nel marzo 2013 in seguito agli scontri tra l’ala Bosco Ntaganda e l’ala Makenga.

Eppure, al PUNTO 5 dell’Accordo-quadro firmato dai Paesi della Regione dei Grandi Laghi, si dice che gli Stati rinnovano l’impegno a :

– Non tollerare né fornire assistenza o un sostegno qualsiasi a gruppi armati ;

– Non ospitare né fornire una protezione di qualsiasi tipo né alle persone accusate di crimini di guerra, crimini contro l’umanità, atti di genocidio o crimini di aggressione, né a persone sotto il regime di sanzioni delle Nazioni Unite;

– Facilitare l’amministrazione della giustizia grazie alla cooperazione giudiziaria nella Regione.

La popolazione del Nord-Kivu si chiede perché non si fa una valutazione di tutti questi impegni.

6. Circa altri aspetti relativi alla soluzione della crisi nell’est della RDCongo, ecco ciò che sembra inaccettabile alla popolazione :

a. L’amnistia per i criminali dell’M23, delle FDLR, dell’ADF-NALU, dei Mai-mai: nel caso dell’M23, la maggior parte dei suoi elementi ha già beneficiato dell’amnistia per ben due volte. È quindi inaccettabile che la RDCongo continui a amnistiare delle persone che recidivano, come a consacrare l’impunità che pure è criticata dalla Comunità internazionale.

b. L’integrazione in blocco degli elementi criminali dell’M23 nelle forze armate della RDCongo. I fallimenti del “brassage” e del “mixage” all’interno delle FARDC hanno sufficientemente dimostrato che questo schema è suicida per un esercito che si vuole moderno, professionale e rispettoso dei diritti umani. A questo proposito, la Comunità internazionale non deve domandare alla RDCongo di riformare il suo esercito e al contempo spingerla a dialogare con i criminali in vista della loro integrazione nello stesso esercito…

c. L’integrazione politica dei quadri dell’M23: la maggior parte di loro sono sotto sanzione dell’ONU e l’M23 stesso è stato globalmente posto sotto sanzione nel dicembre 2012 e gennaio 2013, allo stesso titolo di Jean Marie RUNIGA (ex-leader politico ), Eric BADEGE…

La popolazione si chiede che tipo di società costruiremo in RDCongo se bisogna regolarmente sottoettersi a coloro che prendono le armi contro il loro paese.[18]

Ricevuta dal governatore del Nord-Kivu, con il quale ha discusso della crisi che colpisce attualmente questa provincia, Mary Robinson ha invitato l’M23 a cessare la violenza e a deporre le armi. L’inviata speciale del Segretario dell’ONU ha anzitutto dichiarato che “occorre a volte avere un impegno militare. Ciò è necessario per proteggere le persone. E io ero molto contenta che si siano sostenute le FARDC. E credo che ora, se vi è un altro attacco, lo si può respingere in maniera molto più forte perché ora abbiamo acquisito l’esperienza di lavorare in squadra. “

Ha poi ritenuto che se l’opzione militare contro l’M23 è stata necessaria e se l’ultima operazione militare delle FARDC, sostenute dalla Brigata d’intervento della Monusco, ha avuto successo, ella tuttavia intravede chiaramente una soluzione politica alla crisi nell’est della RDCongo e ha invitato a concludere i colloqui tra il governo congolese e l’M23 a Kampala. ” Era necessario fermare gli attacchi sia su Goma che sulla Monusco stessa e sulla popolazione. Era necessario assicurarsi che l’M23 fosse fuori portata. [… ] Quello che vedo utile in ciò, è che ora c’è una finestra per delle discussioni politiche, perché abbiamo bisogno di un equilibrio […] I colloqui di Kampala non stanno andando bene, sono durati troppo a lungo, ma dobbiamo spingerli verso una conclusione, senza amnistia per gli autori dei crimini peggiori, ed è a questo che lavoriamo “, ha affermato.

Mary Robinson ha precisato che la sua missione è quella di dare la priorità all’aspetto politico per risolvere questo conflitto. “Il percorso politico, in verità, è l’Accordo-quadro [di Addis Abeba]. Il mio dovere e la mia priorità sono quelli di lavorare per l’attuazione di tali misure da seguire a livello regionale, e, naturalmente anche con il rappresentante, Kobler, a livello nazionale, e di sostenere il governo della RDCongo“, ha detto. Ha inoltre invitato tutti i firmatari dell’Accordo-quadro di Addis Abeba a mettere in pratica i punti di questo documento che, firmato nel febbraio scorso da undici paesi africani, vieta ai firmatari di sostenere i gruppi armati nella regione. [19]

4. IL VERTICE DELLA CIRGL A KAMPALA

Il 2 settembre, alla vigilia del settimo vertice straordinario dei Capi di Stato membri della Conferenza Internazionale sulla Regione dei Grandi Laghi (CIRGL), prevista per il 5 settembre a Kampala, in Uganda, il governatore del Nord Kivu, Julien Paluku, ha chiesto alle alte autorità della regione di non chiedere alle FARDC e all’M23 di osservare un cessate il fuoco, perché ciò preluderebbe alla spartizione della RDCongo. «Ciò che la popolazione di Goma non vuole assolutamente è proprio un cessate il fuoco o qualsiasi altro tipo di cessazione delle ostilità», ha dichiarato Julien Paluku.

Dopo la riconquista della collina delle “tre antenne” da parte delle FARDC appoggiate dalla brigata d’intervento della Monusco, gli abitanti di Goma e dintorni giurano per una vittoria militare del loro esercito. Essi temono che i Paesi della CIRGL impongano, ancora una volta, un cessate il fuoco proprio quando le FARDC, appoggiate dalla brigata d’intervento stanno prendendo il sopravvento sull’M23.

È questa convinzione che Julien Paluku ha voluto trasmettere alla vigilia del 7° vertice straordinario della CIRGL: «Abbiamo potuto constatare, con il passare del tempo, che ogni volta che ci sono dei vertici dei Capi di Stato, sempre si chiede sia all’M23, sia al governo, che ciascuno mantenga la posizione che occupa. Penso che oggi un vertice, sia pure di Capi di Stato, non possa decidere una spartizione di fatto del Paese, chiedendo al governo di lasciare all’M23 un determinato territorio». Molti Congolesi sono convinti che ci sia un piano di “balcanizzazione” ordito da alcuni Paesi della comunità internazionale, per distaccare e rendere autonoma una parte del territorio nazionale della RDCongo. Il Ruanda e l’Uganda ne sono spesso sospettati e sono stati anche menzionati in molti rapporti dell’Onu e delle ONG come sostenitori dell’M23. «Dobbiamo fare in modo che il vertice di Kampala esiga che l’M23 deponga le armi e che si ritiri dai territori che occupa. Non si può aver pietà dell’M23. Dovremmo, invece aver pietà per le persone che soffrono nei campi degli sfollati e dei rifugiati», sostiene Julien Paluku, per il quale la grande sfida,  per ora, è di recuperare la cittadina di Kibumba e di liberare la strada principale tra Goma e Rutshuru, fino a Kanyabayonga, per mettere la popolazione al riparo dalle violenze commesse, in quella zona, dall’M23.[20]

Dopo i recenti combattimenti tra l’M23 appoggiato dal Ruanda, da un lato, e l’esercito congolese, appoggiato dalla brigata d’intervento della Monusco, dall’altra, i Capi di Stato della regione dei Grandi Laghi parteciperanno ad un vertice previsto a Kampala il 5 settembre. Kinshasa vuole ottenere il disarmo dell’M23, un obiettivo che non è quello del Ruanda. Ci si chiede se si arriverà a un compromesso o ad uno scontro. Ne parla Thierry Vircoulon, direttore del dipartimento per l’Africa centrale di International Crisis Group.

Il governo congolese arriva a Kampala con un certo numero di appoggi. Ci sono stati, naturalmente, i risultati positivi raggiunti dall’esercito congolese sul piano militare e Ban Ki-moon ha riconosciuto che i bombardamenti sul Ruanda provenivano dall’M23 e non dall’esercito congolese. Vi è anche una dichiarazione del ministero degli affari esteri degli Stati Uniti che afferma di avere prove evidenti sull’appoggio del Ruanda all’M23. Ma non è sicuro che questi sostegni diplomatici siano sufficienti.

Si tratta, infatti, di trovare una formula per riavviare i negoziati con l’M23. Ma per Kinshasa negoziare con l’M23 non sarà affatto facile e andrà a sfavore del presidente Kabila. Internamente, l’opinione pubblica nel Nord Kivu è totalmente contraria. Poi, sempre sul piano interno, l’immagine politica del presidente Kabila subirà un contraccolpo, qualora annunciasse la ripresa dei negoziati con l’M23 proprio alla vigilia dell’apertura delle concertazioni nazionali.

Kinshasa chiede il disarmo dell’M23. Ma non ci può essere disarmo se non in due casi. Se a Kampala vi è un accordo tra l’M23 e il governo congolese, ma in questo caso vorrebbe dire disarmo in cambio di qualcosa. E ciò che l’M23 chiede  è la sua reintegrazione nelle forze armate congolesi, ciò che sembra abbastanza compromesso. L’altro scenario è un disarmo forzato. Questo significa una ripresa dei combattimenti nel Nord Kivu e, eventualmente, una prova di forza nei confronti del Ruanda.
Infatti, accusato dalle Nazioni Unite di appoggiare l’M23, il Ruanda prenderà il rischio di continuare il suo appoggio all’M23 o, addirittura, di aumentarlo. Kigali vuole a tutti i costi continuare una politica di sostegno all’M23 e ha inviato una serie di segnali che indicano che è pronto ad una prova di forza. Il Ruanda sta giocando a poker e sta scommettendo sul fatto che l’ONU, alla fine, retrocederà.

Vi è anche un gioco regionale che non deve essere perso di vista. Vi è stato un aumento della tensione tra il Ruanda e la Tanzania. La Brigata d’intervento della Monusco è costituita da caschi blu provenienti dalla Tanzania, dal Malawi e dal Sud Africa e quindi, per capire bene il gioco, occorre seguire le relazioni tra Kigali e le capitali africane. Ci sono questioni di leadership africana che stanno risolvendosi o che potrebbero risolversi sul territorio del Nord Kivu.

Sulle concessioni che si potrebbero fare a Paul Kagame affinché allenti la pressione, ciò che sembra essenziale è, da una parte, la sorte dell’M23, per il cui mantenimento si dovrebbe trovare una soluzione duratura, e dall’altra, la questione delle Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR), degli ex “genocidari”, dunque, che formano un gruppo armato nei Kivu.

A questa problematica delle FDLR, l’ONU risponde che è proprio il ruolo della Brigata di intervento neutralizzare tutti i gruppi armati. Ma per ora, la brigata d’intervento non ha ancora detto con chiarezza quali sono i suoi obiettivi e le sue priorità. Ma di gruppi armati nel Kivu ce ne sono più di 40. La questione è di sapere se la brigata d’intervento ha, o non ha, l’intenzione di neutralizzare le FDLR perché, per il momento, il suo primo obiettivo sembra essere stato l’M23.
Quindi, vi è la possibilità di mercanteggiamento diplomatico tra l’M23 e le FDLR, ma è necessario che le Nazioni Unite siano più esplicite sui loro obiettivi, quando parlano di neutralizzare i gruppi armati. Si tratta di una formulazione troppo ampia. Ci deve essere una priorità negli obiettivi.[21]

L’obiettivo di questo vertice è quello di inviare un messaggio forte ai paesi della regione: non ci si può semplicemente accontentare di una vittoria militare contro l’M23. Per ottenere una pace duratura, è urgente che si rilanci il processo politico e che tutti i Paesi rispettino gli impegni presi ad Addis Abeba.

Dopo l’ultimo successo militare delle FARDC, appoggiate dalla brigata d’intervento della Monusco, le autorità congolesi sono arrivati ​​a Kampala in una posizione di forza e decise ad ottenere il disarmo dell’M23. L’M23 si trova molto indebolito. E il Ruanda, di nuovo accusato dall’ONU di sostenere ancora una volta i ribelli, sta subendo una forte pressione da parte della comunità internazionale. Ma un accordo è tutt’altro che certo.

Per Joseph Kabila, è quasi impossibile mettersi al tavolo dei negoziati con l’M23 per fissare le condizioni di disarmo. L’opinione nazionale interna è del tutto contraria e prenderebbe il rischio di apparire debole proprio alla vigilia dell’apertura delle concertazioni nazionali attese da mesi. Per quanto riguarda il Ruanda, nonostante il suo isolamento, non vi è alcuna indicazione che dimostri che sia pronto a firmare la condanna a morte dell’M23.[22]

Il Vertice dei Capi di Stato è stato preceduto, il 4 settembre, da una riunione del Comitato dei Ministri della Difesa della Conferenza Internazionale della Regione dei Grandi Laghi (CIRGL), durante il quale i Ministri hanno esaminato il rapporto della riunione dei Capi di Stato Maggiore Generale degli eserciti della Regione che, per porre fine ai combattimenti, avevano proposto la cessazione formale delle ostilità tra le forze armate della RDCongo e l’M23. Tuttavia, la delegazione congolese si era fermamente opposta a tale proposta e il capo di stato maggiore dell’esercito congolese non aveva firmato il rapporto della riunione dei Capi di Stato Maggiore. Dopo deliberazioni, il Vice Primo Ministro e Ministro della Difesa della RDCongo ha dato le ragioni secondo le quali il capo dell’esercito del suo paese si era rifiutato di firmare il rapporto dei capi di stato maggiore. Egli ha dichiarato che la RDCongo non poteva conformarsi alla raccomandazione sulla cessazione delle ostilità da entrambe le parti, perché l’esperienza ha dimostrato che tale raccomandazione ha sempre consentito all’M23 di riarmarsi, infiltrarsi e reclutare nuove leve per preparare nuove offensive. La RDCongo non può accettare un quadro giuridico che le legherebbe le mani nel conflitto.

Sempre secondo il rapporto dei Ministri della Difesa, il generale ugandese Geoffrey Muheesi, Comandante del Meccanismo Congiunto di Verifica (MCVE), è stato ricusato nelle sue funzioni dal governo della RDCongo.[23]

Il 5 settembre, i Capi di Stato dei Paesi dei Grandi Laghi si sono incontrati a Kampala, in Uganda, per un vertice sul conflitto tra l’esercito congolese e il gruppo armato dell’M23.
Anche una delegazione internazionale ha partecipato a queste discussioni. Alla sua testa, Mary Robinson, l’inviato speciale delle Nazioni Unite per i Grandi Laghi, accompagnata da Martin Kobler, il capo della MONUSCO e da Boubacar Diarra, rappresentante speciale dell’Unione Africana. Erano presenti anche gli emissari degli Stati Uniti e dell’Unione Europea nella regione, Russ Feingolg e Koen Vervaeke.

Secondo la dichiarazione finale del vertice, i Capi di Stato della CIRGLR hanno deciso di:
1. Condannare fermamente i recenti lanci di obici su Munigi e Goma nella RDCongo … e incaricare il Meccanismo Congiunto di Verifica (MCVE) di aprire un’inchiesta immediata e di presentare una relazione al Comitato dei Ministri della Difesa, non appena possibile;

2. Condannare fermamente i recenti lanci di obici dal territorio della RDCongo … sul territorio del Ruanda e ordinare all’MCVE di completare il processo di verifica e di presentare una relazione al Presidente del Comitato dei Ministri della Difesa, non appena possibile;

3. Ordinare che il Dialogo di Kampala riprenda entro tre giorni dalla fine del vertice straordinario della CIRGL e che si concluda entro un termine massimo di 14 giorni, durante i quali le diverse parti interessate sono chiamate ad osservare un massimo di moderazione, per consentire di concludere il dialogo rapidamente; …

4. Ordinare all’M23 di cessare tutte le attività militari, le attività di guerra e le minacce di rovesciare il governo legittimo della RDCongo;

5. Impegnarsi, insieme con i partner internazionali e la brigata d’intervento, in particolare, ad  esercitare continuamente pressioni sull’M23 e tutte le altre forze negative che operano nell’est della RDCongo, affinché mettano fine alla guerra;

6. Accettare la richiesta della Monusco di avere una rappresentanza permanente nel MCVE e chiedere alla Monusco di fornire un supporto logistico all’MCVE, per consentirgli di adempiere efficacemente il proprio mandato;

7. Ordinare al Comitato dei Ministri della Difesa di redigere delle linee guida sulla protezione giuridica e diplomatica dei funzionari degli organismi della CIRGL, in conformità con le norme internazionali, e un codice di condotta; …

10. Chiedere alle Nazioni Unite di trovare urgentemente una soluzione definitiva agli ex combattenti dell’M23 internati nell’est del Ruanda dal marzo 2013.[24]

Il governo congolese si è detto soddisfatto dell’appello lanciato dai Capi di Stato dei Grandi Laghi all’M23, affinché riprenda i colloqui di Kampala. A coloro che, dopo le ultime vittorie dell’esercito regolare sull’M23, respingono l’idea di continuare i negoziati con l’M23 e giurano per una vittoria militare dell’esercito, Lambert Mende, portavoce del governo, ha dichiarato che «una guerra finisce sempre attorno ad un tavolo. Siamo al governo per fare le cose e la popolazione ha il diritto di dirci quello che pensa. Ma in termini di responsabilità, sono le istituzioni che hanno il mandato di prendere la decisione. Abbiamo iniziato qualcosa e credo che 14 giorni per finirla non è la fine del mondo» . Egli ha inoltre fatto osservare che i Capi di Stato della regione hanno chiesto a Kinshasa di avere un atteggiamento di moderazione, ma che non hanno imposto alcun cessate-il-fuoco, come molti del Nord Kivu temevano. Da parte sua, il presidente dell’ala politica dell’M23, Bertrand Bisimwa, ha dichiarato: «La nostra delegazione è già a Kampala. È pronta a negoziare con Kinshasa immediatamente, non appena tale richiesta ci sia notificata dal mediatore, il presidente ugandese Yoweri Museveni».[25]

Il deputato del Partito Popolare per la Ricostruzione e la Democrazia (PPRD), Francis Kalombo, si è detto favorevole alla ripresa dei negoziati e spera che, iniziati il 9 dicembre 2012, possano concludersi presto, aggiungendo che qualunque guerra non può finire che intorno ad un tavolo. Egli ha affermato che «vista la sofferenza della popolazione, data la violenza che la popolazione sta subendo, riteniamo che è bene privilegiare la via dei negoziati». Francis Kalombo ha tuttavia fatto notare che il vero problema da risolvere, in vista di una pace duratura, è con il Ruanda che si nasconde dietro l’M23: «Non abbiamo mai rifiutato d’andare a Kampala. Credo che le difficoltà provengano dall’M23. […] L’M23 è il Ruanda. Egli continua a metterci i bastoni tra le ruote. La preoccupazione di certi Congolesi che sono nell’M23, non è la loro preoccupazione, ma quella del Ruanda: cosa potrà il Ruanda, che ci ha appoggiati, ottenere?».[26]

Nel corso di una conferenza stampa a Kinshasa, il deputato nazionale Emery Okundji Ndjovu, segretario generale delle Forze Innovative per l’Unione e la Solidarietà (FONUS, partito di opposizione) ha dichiarato di «non arrivare a capire come la CIRGL possa scegliere il momento in cui le nostre truppe, sbarazzatesi di alcuni traditori, hanno preso il sopravvento, per decidere di bloccare le loro avanzate. Ciò permette al nostro nemico di riorganizzarsi e di continuare ad istituire una sua amministrazione parallela, violando l’autorità dello Stato in una parte importante del nostro Paese».[27]

Il 6 settembre, in una nuova visita a Goma, Mary Robinson ha affermato che non ci sarà né amnistia, né reintegrazione per i membri dell’M23 accusati di aver commesso gravi crimini e ha soprattutto posto come condizione per i negoziati che i ribelli depongano le armi. Una proposta che Kigali guarderebbe con sospetto. «Non ripeteremo gli errori del passato. Siamo convinti che non ci può essere alcuna amnistia, né reintegrazione nell’esercito per le persone che hanno commesso gravi reati. Non si deve integrarli né nell’esercito, né nella politica. Questa è la nostra posizione come delegazione internazionale, perché capiamo le sofferenze della popolazione qui di Goma», ha dichiarato Mary Robinson.[28]

L’Unione Europea (UE) farà di tutto per arrivare ad un esito positivo dei negoziati di Kampala tra il governo congolese e l’M23, ha assicurato il coordinatore principale dell’UE per la regione dei Grandi Laghi, Koen Vervaeke. Stesso messaggio da parte degli inviati speciali delle Nazioni Unite, dell’Unione africana e del Presidente degli Stati Uniti, secondo i quali l’opzione politica potrebbe portare ad una soluzione duratura alla crisi nell’est della RDCongo. «Faremo tutto il possibile affinché questi negoziati politici, che dureranno una quindicina di giorni, si svolgano su una solida base, quella che ha indicato la signora Robinson, che non concede alcuna amnistia a coloro che hanno commesso gravi crimini», ha dichiarato Koen Vervaeke. L’inviato speciale dell’Unione Africana, l’ambasciatore Diarra, ha affermato: «La creazione della brigata d’intervento della Monusco ha già avuto un effetto positivo: ha indebolito l’M23. Ci sono già state molte defezioni nelle sue file, per il solo fatto che è stata creata la brigata. Ora è il momento di dare un’opportunità al dialogo». Il dialogo non esclude che l’azione militare, ha detto, sostenendo che anche il vertice di Kampala l’ha ammesso. «Spero che in una quindicina di giorni si metta termine al dialogo di Kampala. E ci sarà una soluzione definitiva alla questione dell’M23, per poter poi affrontare le altre forze negative, 47 mi è stato detto», ha concluso l’ambasciatore Diarra.[29]

A proposito della Dichiarazione di Kampala, nel corso di una conferenza stampa,  il governatore della provincia del Nord Kivu, Julien Paluku Kahongya, ha fatto notare che non c’è stata alcuna imposizione di un cessate il fuoco. Dunque si tratta di un primo successo. Inoltre, i Capi di Stato hanno ordinato all’M23 di cessare tutte le attività militari e belliche ​​e di porre fine alle sue minacce contro il legittimo governo della RDCongo. Ciò significa che, dopo la decisione dei capi di Stato, l’M23 cessa di esistere come movimento militare. Egli non può più sentirsi autorizzato a trasferire, per esempio, le sue truppe da Rumangabo a Kibumba, né da Bunagana a Kiwanja, perché ogni attività militare violerebbe la dichiarazione dei Capi di Stato. In tal caso, sarà necessario far ricorso ad un’altra decisione del vertice della CIRGL che chiede alla Brigata d’intervento della Monusco di continuare ad esercitare la pressione sull’M23 e sulle altre forze negative che operano nell’est della RDCongo, al fine di porre fine alla guerra. Ma tutti sanno che una brigata militare non può esercitare una pressione militare se non con il linguaggio delle armi. Infine, i Capi di Stato hanno chiesto alle Nazioni Unite di trovare urgentemente una soluzione definitiva ai membri dell’M23 che si trovano nell’est del Ruanda dal mese di marzo. Tale soluzione dovrà essere trovata sulla base all’accordo-quadro (punto 5) che stabilisce che nessun Stato possa fornire assistenza o asilo a gruppi armati identificati come tali. Quindi, ospitando queste persone, il Ruanda viola questa disposizione.

Julien Paluku ha anche affermato che la ripresa dei colloqui di Kampala nelle attuali condizioni attuali è favorevole al governo, in quanto l’M23 è indebolito a causa della recente operazione delle FARDC appoggiate dalla brigata d’intervento della Monusco. Ad una domanda sulla ripresa dei colloqui tra il governo congolese e l’M23, l’autorità provinciale ha dichiarato che «la comunità internazionale creduto utile una soluzione alla crisi senza che si versi una sola goccia di sangue. Se è una soluzione che possa portarci alla fine della crisi senza che un solo congolese cada sul campo di battaglia, che possa obbligare l’M23 a deporre le armi e che permetta di ricuperare i figli di Rutshuru, reclutati con la forza ed orientarli verso il programma di smobilitazione e di reinserimento nella vita sociale, allora è la strada giusta», ha detto il Governatore Julien Paluku, secondo cui, a Kampala, il governo congolese non negozierà con i criminali che hanno le porte della Corte Penale Internazionale aperte davanti a loro.[30]

Il 7 settembre, l’inviata speciale delle Nazioni Unite per i Grandi Laghi, Mary Robinson, si è recata in Ruanda. Durante quest’ultima tappa della sua visita nella regione, ella ha incontrato il ministro degli Esteri, il ministro della Difesa e il presidente Paul Kagame. Questa visita ha avuto luogo mentre il Ruanda è stato di recente, ancora una volta, accusato dalle Nazioni Unite di sostenere l’M23. Nel corso di una conferenza stampa, Mary Robinson è stata abbastanza vaga circa le accuse delle Nazioni Unite nei confronti del Ruanda. Qualche giorno prima, aveva tuttavia promesso di parlare in modo franco e sincero alle autorità ruandesi. Durante la sua visita a Goma, il 3 settembre, Mary Robinson aveva infatti dichiarato: «Non posso dire una cosa a Goma e un’altra in Ruanda… Sono pronto a parlare francamente con il Ruanda, pur mantenendo il dialogo aperto, perché è il mio lavoro, la mia responsabilità».Interrogata per ben due volte dai giornalisti circa il messaggio trasmesso al presidente Kagame, Mary Robinson ha eluso la questione. La prima volta ha dato la parola a Russ Feingold, l’inviato degli Stati Uniti. Quest’ultimo ha spiegato che ” «ovunque si è recata in questi ultimi giorni, la delegazione ha fatto riferimento alle preoccupazioni circa un possibile appoggio ai gruppi armati in generale, tra cui il presunto sostegno della RDCongo alle FDLR». Non una sola volta ha pronuncia il nome del Ruanda e ha invece spiegato che le loro preoccupazioni non riguardano solo l’appoggio fornito all’M23, ma anche un possibile sostegno e cooperazione della RDCongo con le FDLR. Interrogata una seconda volta sulla stessa questione, Mary Robinson ha finalmente parlato, affermando di aver sollevato «la questione di forti percezioni e sensazioni di appoggio all’M23 notate nel Nord Kivu in seno alla popolazione e tra le autorità congolesi», senza tuttavia mai menzionare le accuse dell’ONU contro il Rwanda. Un aspetto, questo, che lascia scettici i Congolesi circa la reale implicazione della comunità internazionale nella risoluzione politica della crisi nell’est della RDCongo. Una comunità che non sembra capace di sanzionare il regime di Kigali la cui implicazione nella crisi congolese è già dimostrata.[31]


[1] Cf Xinua, 30.08.’13

[2] Cf RFI, 30.08.’13

[3] Cf Radio Okapi, 30.08.’13

[4] Cf Trésor Kibangula – Jeune Afrique, 30.08.’13

[5] Cf Radio Okapi, 31.08.’13

[7] Cf Radio Okapi, 31.08.’13

[8] Cf Radio Okapi, 01.09.’13

[9] Cf Radio Okapi, 03.09.’13

[10] Cf Radio Okapi, 02.09.’13

[11] Cf Radio Okapi, 03.09.’13

[12] Cf AFP – Kinshasa, 09.04.’13

[13] Cf Radio Okapi, 03.09.’13

[15] Cf RFI, 02.09.’13

[16] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 04.09.’13

[17] Cf Radio Okapi, 02.09.’13

[18] Corrispondenza particolare.

[19] Cf Radio Okapi, 02 et 03.09.’13 ; RFI, 02.09.’13

[20] Cf Radio Okapi, 04.09.’13

[22] Cf RFI, 05.09.’13

[23] Cf L’Avenir – Kinshasa, 06.09.’13  http://www.groupelavenir.cd/spip.php?article52473

[24] Cf L’Avenir – Kinshasa, 06.09.’13  http://www.groupelavenir.cd/spip.php?article52473

[25] Cf Radio Okapi, 05.09.’13

[26] Cf Radio Okapi, 06.09.’13

[27] Cf Bertin Kangamotema – Le Potentiel – Kinshasa, 06.09.’13

[28] Cf Radio Okapi, 06.09.’13; RFI, 07.09.’13

[29] Cf Radio Okapi, 06.09.’13

[30] Cf Le Potentiel – Kinshasa, 09.09.’13; Radio Kivu 1 – Goma, 07.09.’13

[31] Cf RFI, 07.09.’13 ; Le Potentiel – Kinshasa, 08.09.’13